Partecipanti Andrea A. Stefano F.
Il programma è impegnativo, fare campo al Cattivo in vista dei campi estivi per provare materiali e metodi di “campeggio” ipogeo.
Dopo una preparazione dei sacchi problematica (cerchiamo di far entrare tutto in un sacco a testa), ci siamo.
Ci preoccupa oltrepassare i laghi, soprattutto se nella traversata si dovessero bagnare sacchi letto o ricambi asciutti, quindi la loro preparazione è minuziosa, uno opta per mettere tutto in buste di plastica chiuse alla meno peggio l’ altro avvolge tutto nel cellophane, ci accorgeremo poi che entrambi i metodi sono sicuri anche perchè i laghi del cattivo non sono così fondi da dover costringere a nuotare e se il sacco principale è abbastanza buono l’ acqua al suo interno non arriverebbe comunque.
In buona sostanza i sacchi non sono particolarmente pesanti ma la salita per l’ ingresso della grotta si rivela sempre impegnativa, considerato anche che ci dobbiamo caricare l’ attrezzatura per la normale progressione e la corda che davvero non trova spazio negli zaini.
All’ ingresso ci concediamo una lunga pausa e poi dentro, il sole, se il tempo sarà clemente, lo rivedremo tra più di 24 ore.
La progressione verso il campo procede benone, siamo veloci anche se carichi.
Ai laghi come sempre si perde tempo, Stefano non vuole fare troppi cambi di stivali, e abbigliamento, io invece mi sono portato le mie fiammanti scarpette da surf che penso mai si sarebbero immaginate di dover attraversare un inferno di acqua fredda e fango.
Oltrepassiamo i laghi e ci cambiamo calzetti e io gli stivali. Questo mi consente per il resto del tempo di essere relativamente asciutto e comunque nessuno dei due sente freddo, anche perche la strada è ancora lunga e progrediamo veloci in due.
Arriviamo al campo e decidiamo di lasciare i sacchi, ma vogliamo arrivare al “Fondo delle Meraviglie” quindi prendiamo una corda in più per sicurezza e poca acqua.
Da qui il Buco Cattivo è veramente impressionante, sale enormi, concrezioni che non vedi la fine e non riesci nemmeno ad immaginare il tempo che è passato su quelle rocce.
Le gallerie sono enormi, piane, comode da attraversare, certo dopo i laghi ….
Procediamo cauti, siamo in due, e già questo non è consigliabile, siamo ormai a parecchie ore di distanza dall’ ingresso e i nostri compagni, se verranno, non arriveranno prima di domani, chissà a che ora poi. Meglio non rischiare nulla.
Dopo un bel giro esplorativo (per me è la prima volta che arrivo così lontano dall’ ingresso in questa grotta), torniamo al campo.
Notiamo subito che la tenda è inutilizzabile, l’ umidità ormai la fa da padrona, i materassini che sono stati lasciati dentro sono spugne intrise di freddo, i teli termici ormai laceri da chissà quanto.
Non so di preciso da quanti anni la tenda del campo sia li, immagino parecchio, almeno per i nostri standard no di certo per quelli di una grotta, ma ormai è più un monumento alla disfatta dell’ uomo sulla natura.
Ho di certo capito una cosa, in grotta dopo un po nulla può rimanere asciuto.
Fortuna per noi che abbiamo portato due amache, mi ricordavo in una uscita precedente che al campo erano presenti spit che sembravano messi li a posta, e così infatti è.
Dopo un pasto a base di barette e tè caldo, decidiamo di verificare se le nostre tecniche di impermiabilizzazione materiale hanno retto, la tecnica è dalla nostra!
Ci cambiamo, mettiamo sottotuta asciutti e ci infiliamo nei sacchi a pelo.
La notte, se di notte si può parlare in una grotta, procede bene o quasi, il freddo è sopportabilissimo, unica cosa le amache sono state messe un po troppo in basso e il freddo eterno che viene dal suolo ci rinfresca le chiappe.
Ci facciamo una grassa dormita, almeno io, poi la sveglia.
Devo ammettere che svegliarsi nel buio più totale un attimo non ti dice proprio vero.
Fatta colazione e risistemato il tutto partiamo.
Per il ritorno ai laghi decidiamo di viaggiare veloci e non ci cambieremo.
La tecnica è giusta, procedendo veloci e senza pause in due usciti dai laghi, anche se bagnati, il freddo non è un problema.
Ma dove saranno i nostri compagni che avevano promesso di venirci a salvare ?
Nelle strettoie per risalire, incontriamo Vania, Sabrina e Daniela che stavano scendendo.
Siamo stati maledettamente veloci !
Le scavalchiamo, loro arriveranno al campo e poi torneranno, decidiamo che per ora ne abbiamo abbastanza di Buco Cattivo e procediamo verso l’ esterno.
La risalita è … intensa, siamo carichi, anche negli stivali l’ acqua ci appesantisce ma scalciamo come muli e piano piano riguadagnamo il sole.
La discesa per i canaponi e il sentiero che ci riporta a S. Vittore è lungo e con i piedi nell’ acqua dei calzari tenuti stagni dagli stivali anche un po scivoloso, ma arriviamo finalmente in strada.
Ogni volta che frequento queste grotte piene di storia e di imprese che ormai risalgono a 30-40 anni fa, non posso che immaginare i personaggi di allora. Fare campo al Cattivo oggi, con i materiali, le conoscenze e le tecniche moderne alla fine non posso che constatare che sia una passegiata di salute se paragonata a quei tempi.
Comunque direi che l’ esperimento ci ha lasciato ottime impressioni e come al solito abbiamo capito cosa migliorare.
Andrea A.
P.s. Per chiunque volesse fare campo al Cattivo, la tenda del campo, come da relazione è inutilizzabile a meno che non vogliate andare in ipotermia; noi con le amache siamo stati abbastanza bene.
Abbiamo utilizzato 3 candele che erano presenti al campo e ne abbiamo lasciate 5.

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