Uscita del 9.12.2018: Grotta Grande del Vento – Budelloni bassi
Partecipanti: Cioffi Costantino, Pieroni Luca e Sturba Fabio
Obbiettivi: percorrere i budelloni bassi per cercare di individuare Sala della Neve, Lago Cristallizzato e la fantomatica Sala Genga.
Alle ore 10,45 circa entriamo in grotta attraverso la galleria artificiale.
Aggirato il Pozzo Falconara e superate la strettoie arriviamo al traverso che immette nella Condotta delle Fate, Luca fa notare che il fix posto a circa metà del traverso si muove; nel passaggio cerchiamo di non forzarlo troppo (bisognerà sostituirlo).
Rapidamente arriviamo in Sala Cinzia, puntiamo verso il fondo della sala e una volta raggiunte le colonne ci spostiamo verso sin. aggirando, sempre sulla sin., una grossa formazione rocciosa per poi piegare leggermente verso destra fino a raggiungere un pozzetto del diametro di circa 1 metro, in realtà si tratta di uno scivolo abbastanza ripido.
Utilizziamo un armo naturale sulla parete sin. per fissarci una corda da 20 m. e ci caliamo lungo lo scivolo, superato il diaframma iniziale il cunicolo si allarga leggermente e si presenta alquanto levigato e con fondo terroso; dopo una decina di metri lo scivolo termina con un piccolo salto di circa 1 metro e mezzo.
Raggiunto il fondo una piccola galleria, in cui si riesce a stare in piedi, continua verso sin. (probabilmente continua anche nell’altra direzione tornando verso Sala Cinzia attraverso i cunicoli dove siamo stati il primo novembre scorso). Fatti pochi metri la galleria si restringe notevolmente e ci sono alcune strettoie da superare (agevolmente) per sbucare dopo una decina di metri in una sala abbastanza grande (circa 25-30 metri di lunghezza per una decina di larghezza, la volta è a circa 8-10 metri). Sulla parete sin., rispetto al punto in cui siamo sbucati, una scritta fatta dal GSM al momento della scoperta ci dice, con mia grande gioia, che siamo in Sala Claudia (sono passati circa 45 anni dall’ultima volta che ci ho messo piede e non ricordavo più dove fosse). Il fondo della sala è costituito da massi e pietre di varie dimensioni (segno della sua origine di crollo) e non vi sono concrezioni (tutta la zona è molto asciutta), sul pavimento a ridosso della parete posta in direzione più o meno N-NE c’è un pozzo che termina nell’acqua (dovrebbe essere il livello di falda). Nella direzione opposta c’è una piccola galleria (circa 1 metro e mezzo di diametro) con una discreta pendenza che si riesce a percorrere, strisciando, per qualche metro, poi il cunicolo piega leggermente verso destra e la pendenza aumenta bruscamente per terminare, 4-5 metri più sotto, con un laghetto dallo stupendo colore blu/verde: è il Lago Claudia. Il lato sin. del lago, a contatto con la parete, presenta del materiale in superficie per una lunghezza di circa 1 metro e mezzo e 50-60 cm di larghezza, dalla distanza in cui siamo non si capisce se è una cristallizzazione o altro.
Dopo aver scattato alcune foto, torniamo indietro di un paio di metri fino ad una strettoia sulla dex.; una volta superata (è poco più di un diaframma) ci troviamo in un cunicolo trasversale che verso sin. sale per 2-3 metri e sbuca in Sala Claudia per cui proseguiamo verso dex. Anche questo lato va in leggera salita per qualche metro, gattonando arriviamo in cima poi il cunicolo inizia a scendere per 5-6 metri con una discreta pendenza. Si potrebbe scendere anche in libera facendo contrasto con i piedi sulle pareti, ma per agevolare la risalita caliamo una corda fissata su un armo naturale. Arrivati in fondo ci troviamo in una saletta piuttosto stretta (diametro massimo di circa 1 metro) ma abbastanza alta da poter stare comodamente in piedi, Il fondo della sala è asciutto mentre le pareti sono ricoperti da materiale cristallino che appare come ricoperto di polvere di colore a tratti grigiastro e a tratti giallastro, alla fine della saletta le pareti laterali si restringono per poi riallargarsi in una nuova sala di dimensioni un po’ più grandi della precedente. Sulla parete, sopra al punto in cui siamo sbucati, è presente un cunicolo che sale ripido nella stessa direzione in cui siamo scesi. Le pareti di questo nuovo ambiente sono ricoperte di cristalli di calcite riuniti di tanto in tanto a formare delle rosette, i colori variano dal bianco al giallastro: questa sala dovrebbe essere quello che è stato denominato il Lago Cristallizzato, anche se attualmente non c’è nessuna traccia d’acqua (neppure di gocciolamento) un tempo tutta questa zona doveva essere completamente sommersa. Al termine di questa saletta la volta si abbassa e si entra in un nuovo cunicolo che procede leggermente in salita, sulla parete sin., in particolare, sono presenti delle strani formazioni, di aspetto reticolato e colore a tratti rossastro ed a tratti blu-grigio, che sembrano fuoriuscire dalla parete. Secondo il geologo si tratta di formazioni dette “boxworks” dovute all’azione dei vapori sulfurei sulla roccia calcarea della parete che ha fatto affiorare composti ferrosi e a base di manganese, resistenti alla corrosione.
Proseguendo per una decina di metri circa si arriva ad una specie di cul de sac sulla cui parete sin., a livello del pavimento, c’è un’apertura di circa cm 50 x 40; ci entro fino alle spalle per dare un’occhiata, è solo un diaframma. Al di là c’è un ambiente alquanto stretto (60-70 cm circa) che però verso l’alto tende ad allargare e si alza fino ad un paio di metri circa mentre la lunghezza (parallela al cunicolo da dove sono arrivato) è anch’essa di un paio di metri. Dal momento che sono a pancia sotto e non riesco a girarmi sulla schiena (dovrei uscire e rientrare) non ho una visione ottimale verso l’alto, mi sembra però di vedere che sulla sommità dovrebbero esserci uno o due piccoli cunicoli: abbiamo raggiunto il fondo? Per vari motivi decidiamo di non proseguire oltre e torniamo indietro (Rivedendo a posteriori la planimetria dei budelloni bassi forse il punto in cui ci siamo fermati non è il fondo, che potrebbe essere 15/20 metri più avanti e forse i cunicoli che ho intravisto continuano. Magari sarà per un’altra volta).
Ritornati in Sala Cinzia decidiamo di far vedere a Luca la galleria che parte in prossimità della parete sin., uscendo, all’altezza delle corde che portano ai piani superiori. La galleria, dove siamo già stati in occasione dell’uscita con i catanesi del 1.11.2018, non è visibile direttamente dalla sala e per accedervi bisogna entrare, accovacciati, in una apertura che si trova a livello del pavimento della sala, aggirando una specie di grosso masso, per poi piegare subito a sin. e dopo un paio di metri si entra nella condotta. Si tratta di una grossa spaccatura di larghezza tra 1,5 e 2,5 metri, mentre l’altezza, nei punti più alti, è di parecchi metri. Nel tratto iniziale sono presenti varie stalagmiti in fase molto iniziale di formazione, anche filiformi e di aspetto eccentrico; in un tratto della parete di dex. sono presenti segni evidenti di un antico livello dell’acqua che un tempo allagava tutta questa zona. La direzione della spaccatura è intorno ai 230°; dopo aver percorso una ventina di metri la spaccatura assume l’aspetto di un vero e proprio tunnel con un diametro di un metro circa (o poco più), dove si sta comodamente in piedi. In questo tratto finale la galleria è piuttosto asciutta e termina chiudendo (tutta la spaccatura, dall’inizio, ha una lunghezza di una cinquantina di metri). Da segnalare che una decina di metri prima del termine, sul pavimento, a contatto con la parete sin., c’è un pozzetto, largo 40-50 cm, che scende verticalmente.
Il 1° novembre ci abbiamo fatto calare Alberto ,il quale è disceso per una ventina di metri fino ad una specie di pianerottolo (dove tra l’altro ha trovato un sacchetto di plastica con residui non meglio identificati, buttato lì chissà quanti anni prima, che è stato recuperato ed adeguatamente smaltito) dove l’ambiente era più largo, ad una estremità era presente un altro pozzetto verticale che, secondo Alberto, proseguiva per altri 4.5 metri (probabilmente finiva nell’acqua).
Tornando indietro, all’altezza del traverso sul Pozzo Falconara, abbiamo deciso di andare a vedere l’apertura che si trova sulla parete di fronte arrivando dalla Condotta delle Fate (quella dove c’è l’altro traverso in parete, che non si fa mai) che, quasi certamente, è quella da dove abbiamo visto la luce dell’acetilene di Tino quando io e Mauro siamo tornati indietro dalla prima esplorazione. L’apertura si raggiunge abbastanza agevolmente in libera per la presenza di vari appigli e punti di appoggio; una volta raggiunta si prosegue attraverso un cunicolo che si percorre strisciando per qualche metro fino ad affacciarsi su una parete quasi verticale alta 3-4 metri. Nel punto in cui termina il cunicolo una piccola colonna calcarea è perfetta come armo naturale per una corda doppia; una volta discesa la parete ci troviamo in una piccola sala concrezionata, dove corde e cavi ci fanno capire che siamo in un tratto che dovrebbe far parte del percorso speleo-turistico rosso. In particolare, sulla destra della sala dove si scende c’è uno scivolo di 4-5 metri armato con corda e 4-5 blocchetti di pietra colorata, fissati artificialmente, per agevolare la discesa.
A questo punto Luca decide di fare un altro percorso alternativo (che guardando a posteriori la planimetria, non mi sembra sia rilevato) che attraverso cunicoli e strettoie vari sbuca in un punto tra Sala Finlandia e Sala Gentile da Fabriano; da lì rientriamo attraverso il percorso speleo-turistico azzurro: sono le 15,30 circa quando usciamo.
Conclusioni: Percorsi i Budelloni Bassi anche se forse non abbiamo raggiunto il fondo, ritrovata Sala Claudia, che forse coincide con Sala della Neve, trovato il Lago Cristallizzato e probabilmente, ritrovato il passaggio che abbiamo fatto nell’ottobre 1972 per aggirare il Pozzo Falconara durante la 3^ esplorazione della Grotta Grande del Vento.
Fabio Sturba

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