Verso il PX

Domenica 18 Ottobre 2026 io (Eugenio), Luca e Cingolà prendiamo a testa bassa la direzione del Monte Cucco con un obiettivo: il Fondo Miliani (-700 e qualcosa dall’ingresso turistico). Pigliamo le chiavi dal buon Natale Vergari e saliamo sul monte, dove al parcheggio in cima ci ritroviamo con una gran mucchia di amici speleo: Perugini, per la loro seconda grotta del corso di introduzione alla speleologia, e Riminesi per il Faggeto Tondo, stessa maniera. Abbracci e risa, prendiamo il necessario per sudare su corda e a passo svelto siamo alle 9 e 45 dentro Sala Margherita col mondo alle spalle.

Ore 10:45 siamo di fronte la cordina (marcia ormai) di 3-4m che dal Salone Saracco conduce ai passaggi sottostanti, strettoia, un po’ d’acqua ed ecco il Gizmo spalancarsi sotto di noi (ho letto in vecchie memorie che veniva chiamato Gitano!?). Ottimo stato delle corde e degli armi dopo i quasi recenti lavori di fittonaggio e sostituzione, tutti i frazionamenti nel vuoto presentano un comodo pedalino e alle 11:40 tocco il fondo del pozzone canticchiando.

Nota a margine ma neanche tanto: ci si ritrova in diversi frazionamenti, da metà pozzo in giù, con la corda incastrata male male impedendo di far la chiave di bloccaggio, con un po’ di pazienza e gioco di polso si riescono a sbloccare ma può essere un’esperienza poco piacevole in quel pozzetto, oltre a creare col tempo inevitabili lesioni. A 2/3 del pozzo la corda passa da una comoda verticale ad un lasco traversino di 2-3m, così, per variare un po’ la verticale.

Luca e Giacomino mi raggiungono. Siamo in piedi sul grande masso che precede il PX, che scesi un mese fa poco più con Emma, Alessandro e Morgantini. Guardo il pozzo con una strana sensazione che non riesco a descrivere, ma riconosco bene: sono bloccato. I piedi non si muovono più verso l’abisso, la testa non sogna il fondale e la spiaggetta con il fiume Miliani che cade in falda. non dice niente, tabula rasa, zero energie ed entusiasmo da sacrificare all’altare del grande buio. I miei compagni mi conoscono, scherzando cerco di coprire l’imbarazzo nel non riuscire a spiegare come mi sento, ma grazie al mio autocontrollo e capacità di ascolto capisco che era meglio per me fermarmi lì ad aspettarli.

Luca e Giacomino prendono la via del PX, obiettivo scenderlo e risalirlo (Giacomo aveva il desiderio di fare profondità e spingersi oltre il Gizmo, ci accontenteremo di questo, basta stare assieme e ridere fino all’ultimo no?). Metto il piumino, la mia seduta da grotta e mi rannicchio deluso in un angolo del Gizmo, fumando senza parole. Ascolto i loro echi salire dalla voragine: c’è più di un problema, i maledetti attacchi a tetto del pozzo non sono per niente comodi, cambio attrezzi adrenalinico, un nodo blocca la verticale, non ci si riesce ad allongiare e slongiarsi.

Sarebbe davvero necessario, con un po’ di coraggio, scendere lì e spendere un po’ di tempo a costruire una normale partenza come il buio comanda per evitarsi queste perdite di tempo ed altre problematiche. La corda di Giacomino, quella di destra guardando il pozzo, sembra incastrata in una delle lame in fondo e non è possibile sbloccarla. Situazione non piacevole. Mi dico di aver fatto proprio bene a restar lì! Luca scende fino al frazionamento e la sblocca. Si verificheranno di nuovo situazioni simili da quel che mi hanno raccontato poi. Ore 12:50 Luca mi raggiunge in cima al PX, avevo appena cominciato a risalire il Gizmo. 1h e 20 e siamo tutti e 3 in cima, Giacomino accusa qualche crampo, col senno del poi ci diciamo che è stato meglio non spingersi fino al Miliani: un altro pozzone! Al Perugia intercettiamo i Perugini che stanno smontando le corde della loro uscita coi corsisti, si chiacchera e cazzeggia, un po’ di tappo e alle 18 siamo alla seconda birra da Viola all’IP.

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