Relazione campo Majella
Partiamo da Jesi Lunedì 11 e tralasciando i due giorni che siamo stati a vagare nei pressi della fonte di Fiume Verde a Fara San Martino per conoscere un po’ la Majella, partiamo dal rifugio Pomilio (BlockHouse) giovedì 14 con gli zaini stra pieni di attrezzatura e ricambi (poi rivelatisi inutili).
Dopo tre ore e mezzo di splendido sentiero arriviamo al bivacco Fosco dove troviamo già un ospite e per l’ ora di cena si aggiungono altre tre persone.
Il bivacco Fosco è una capanna in acciaio che può ospitare fino a 9 persone, molto confortevole, sempre aperto e molto molto stretto; ovviamente acqua e corrente sono assenti.
Dopo una notte molto ventosa l’indomani mattina ci ricarichiamo come muli gli zaini sulle spalle e partiamo per il sentiero dei tre portoni che dopo vari sali e scendi ci conduce al rifugio Manzini.
Passiamo il pomeriggio ad abbrustolire al sole aspettando i Chietini organizzatori del campo.
Verso le 19:00 arrivano i Chietini ed anche tre forestali.
Il rifugio Manzini infatti ha il piano terra sempre aperto e il piano superiore chiuso a disposizione dei forestali.
Giovedì decidiamo di entrare anche noi in grotta, aiutiamo Sandro di Fabriano, Fabio di Genga e Giuseppe di Pioraco a sistemare la linea telefonica e della corrente all’ esterno ed anche il generatore, aspettiamo il check della linea telefonica fino all’ ultimo punto e poi entriamo anche noi.
La grotta è una successione di meandri stretti, grandi pozzi e salti in successione.
L’ ultimo pozzo (da 60 mt !) con quattro frazionamenti ci porta quasi al fondo della grotta a -225 mt, da li partono due menadri dove in uno si continuano gli scavi.
La Majella non ha per ora un grande complesso di grotte scoperto ma a valle (nelle sorgenti del fiume verde) tutta l’ acqua raccolta risorge con costanza e grande volume, dunque da qualche parte si deve nascondere un grande serbatoio ipogeo.
La grotta in se non presenta grosse difficoltà a parte qualche stretto passaggio su meandro e tanti frazionamenti, per noi è stata un’ occasione per vedere una nuova grotta e per metterci alla prova su corda in quanto tutta la sua profondità viene guadagnata sul discensore.
Ripartiamo praticamente subito per la superficie e ripercorriamo a ritroso tutti i pozzi, passiamo prima sotto la seconda frana completamente scavata dai Chietini e mesa in sicurezza con reti e pali da impalcatura, poi ancora più in alto la prima frana che è veramente impressionante.
Questa scavata anch’ essa dai Chietini forma un pozzo di circa 20 mt messo in sicurezza con rete ma poi, giunti sul fondo ci si deve passare sotto dove le reti tengono l’ intero peso della frana; una cosa da matti !
Risaliamo in circa un’ ora e mezza molto tranquillamente ma tenendo un buon passo.
La grotta in se non è di certo spettacolare anche se le pareti lisce e l’ aspetto di un canyon la rendono molto interessante, quello che ci ha maggiormente colpito è sicuramente il lavoro e la fatica spesi per credere in un sogno, risalendo i pozzi delle frane non possiamo che immaginare la fatica di scavare sasso dopo sasso, pietra dopo pietra, tutti quei pozzi, metterli in sicurezza, portare a 2500 mt le attrezzature che in prima battuta furono portate a spalla e poi con l’ aiuto dell’elicottero della forestale.
Ci è stato sicuramente di esempio per come dovrebbe lavorare un gruppo.
Sempre Giovedì arrivano in tardo pomeriggio anche Alessandra Giuria e Marco Repetto, nel frattempo si è alzata una nebbia e un vento fortissimi, la visibilità è praticamente nulla e nel tragitto Alessandra e Marco si sono persi due loro compagni per strada.
Immediatamente tutti ci attiviamo per le ricerche, fuori fa molto freddo e siamo tutti molto preoccupati.
Alcuni (Sandro, Marco, Stefano F. ed altri) partono nella nebbia per le ricerche, altri rimango al rifugio con fischietti e lampade accese.
Anche Paolo Bottari uscendo dalla grotta non troppo lontana capisce che stiamo cercando due dispersi e decide di allungare il percorso per il ritorno al rifugio … perdendosi a sua volta.
Daniele e Elena vengono ritrovati dopo poco e quindi ci apprestiamo a cenare con Paolo ancora perso da qualche parte sul monte Amaro, ma nessuno sembra particolarmente preoccupato e, a parte la scena grottesca delle vari prese per il culo a Paolo, dopo un po’ anche lui torna sano salvo al rifugio.
Trascorriamo il sabato passeggiando per il monte Amaro e accompagniamo altri in grotta senza entrare, si aspetta la sera con le novità della squadra di punta dalla grotta.
La domenica scendiamo per la Rava del ferro insieme agli altri che ci offrono poi un passaggio fino alla nostra macchina per andare poi a pranzo insieme, mentre alcuni si fermano ancora al campo per un ultimo giorno di scavi.
In conclusione
(Andrea)
Il campo in Majella ci ha sicuramente insegnato molto ed anche se breve, è stato molto intenso sia per i pesi portati in spalla, sia per le persone conosciute.
Il gruppo di Chieti è un gruppo e questo lo sapevamo già, ma è anche una famiglia, lavorano,chi più chi meno, sperano e cercano soluzioni tutti insieme.
Ovvio che con un gruppo così scavare decine di metri di frana diventa quasi un piacere ed attira molti altri speleo.
Per me questo gruppo è un gruppo da prendere ad esempio.
Oltre a questo nulla è impossibile se ci si crede e si hanno le persone giuste con cui lavorare, vi posso assicurare che il lavoro svolto da questi ragazzi è immane e spesso scendendo per la grotta mi sono chiesto “ma come cazzo hanno fatto ?!”.
In conclusione penso che anche noi possiamo raggiungere dei bei risultati dalle nostre parti se ci diamo da fare tutti insieme, ognuno con le proprie capacità, ho capito cosa è un gruppo, ho conosciuto persone fantastiche e veri speleo, gente che oltre a far parte del soccorso sono stati in prima linea nelle ricerche che tutt’ ora fruttano molto al Cucco ad esempio.
Ho anche capito che fino ad oggi non ho mai fatto speleologia e mi piacerebbe proprio iniziare a farla con il mio gruppo.
(Stefano)
Bellissima esperienza e soprattutto formativa. Il livello di serietà e impegno che vengono messi in disostruzioni ed esplorazioni è incredibile. Con un po’ di amarezza ammetto che dobbiamo decisamente darci una svegliata.

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